La mostra presenta il paesaggio italiano nella pittura veneta e toscana tra Ottocento e Novecento.

In un clima di rinnovamento, la pittura guarda alla metamorfosi del paesaggio con l'intento di rendere lo stato d'animo dell'artista nella sua espressione più autentica.

I luoghi della memoria, la dolce pianura toscana, i laghi, la laguna e il mare, Venezia nella sua apparizione incantata e poi la campagna e la montagna, sono i temi più frequentati da questi pittori che hanno segnato una svolta nel linguaggio artistico di quegli anni.

 

L'anno fondamentale che segna la nascita del movimento dei Macchiaioli, a livello sociale, politico e culturale, è il 1856 quando a Firenze i giovani artisti che frequentano il Caffè Michelangiolo – punto di ritrovo vicino all'Accademia delle Belle Arti – percepiscono la necessità di confrontarsi con i colleghi europei, e in particolare con i pittori francesi.

Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Cristiano Banti, Luigi Bechi, Nino Costa e gli altri artisti che hanno aderito a questo importante movimento sono i testimoni oculari di un rapporto diretto tra il pittore e la natura primordiale e intuitiva del paesaggio. Al di là delle concezioni accademiche e romantiche di un "bello ideale" e di un "bello vero", essi hanno dimostrato, con la pittura, la convinzione che "tutto è bello in natura dal punto di vista dell'arte".

 

Un discorso parallelo si sviluppa anche nelle proposte di quegli artisti veneti che hanno saputo 'inondare di luce' la visione di un paesaggio sublimato dal romanticismo di Turner e Monet e dalla lezione 'vedutista' di Canaletto, Guardi e Bellotto.

Nella pittura di autori quali: Ettore Tito, Luigi Nono, Pietro Fragiacomo, Teodoro Wolf Ferrari, Rubens Santoro, Angelo Dall'Oca Bianca, Lina Rosso, Guglielmo Ciardi, con i figli Emma e Beppe, e gli altri protagonisti di quel periodo felice dell'arte figurativa, si riesce ancora a cogliere quel sentimento profondo di una malinconia romantica, quasi un momento di quiete prima del trambusto che sarà poi provocato dalle avanguardie del Novecento.

Il paesaggio descritto da questi artisti, che escono dal loro silenzioso percorso segreto per incontrare la natura en plein air, sta tutto nella contemplazione immobile della 'veduta' che solo la pittura riesce a rappresentare come un momento di riflessione, come un'autentica emozione di vita.


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