Torna visibile al pubblico dopo i gravi danneggiamenti riportati nel corso della guerra civile spagnola, che ne provocarono la riduzione in numerosi pezzi, un capolavoro della scultura fiorentina della fine del Quattrocento. L'impegnativo restauro eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure si è avvalso del supporto di metodologie di scansione digitale tridimensionale. Il modello virtuale ricostruito sulla base di antiche fotografie ha consentito di ricomporre i numerosi, ma non completi, frammenti superstiti della scultura, determinandone l'esatta posizione nell'insieme.

 

Gli studi recenti condotti da Francesco Caglioti, confermano il nome di Michelangelo Buonarroti quale autore del pregevole marmo.

La statua infatti è da identificare con quella eseguita tra il 1495 e il 1496 per Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, come riporta la prima biografia del Buonarroti scritta da Ascanio Condivi sotto la diretta supervisione del maestro e ripresa da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle Vite (1568).

 

Giunta in possesso di Cosimo I de' Medici, questi, nel 1537, ne fece dono a Francisco de Los Cobos in segno di riconoscenza per il sostegno politico che il potente Segretario dell'Imperatore Carlo V gli aveva garantito nella sua scalata alla conquista del governo dello Stato fiorentino.

 

Il signore andaluso destinò la preziosa scultura ad ornamento della propria cappella funeraria del Salvatore di Úbeda dove tornerà alla fine dell'esposizione veneziana.


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