ELLIOTT ERWITT. Personal Best

Personal Best è stata realizzata personalmente da Erwitt, e dopo il MEP di Parigi, il Reina Sofia di Madrid e l'ICP di New York, arriva a Venezia presentando una selezione di 140 fotografie fra le più celebri e significative della sua intera carriera. L'edizione italiana curata da Denis Curti è prodotta da Civita Tre Venezie con la partnership straordinaria di Jacob Cohën e il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Venezia, Assessorato alle attività culturali.

 

La splendida dimora, testimonianza dell'architettura veneziana di inizio '900 realizzata dall'artista Mario De Maria, proprietà di Polymnia Venezia, società strumentale della Fondazione di Venezia, è da sempre una vera e propria casa della cultura, cenacolo di artisti e intellettuali di passaggio, e riapre al pubblico dopo un lungo restauro. Il progetto Casa dei Tre Oci è realizzato in collaborazione con Veneto Banca.

Personal Best è stata realizzata personalmente da Erwitt, e dopo il MEP di Parigi, il Reina Sofia di Madrid e l'ICP di New York, arriva a Venezia presentando una selezione di 140 fotografie fra le più celebri e significative della sua intera carriera. L'edizione italiana curata da Denis Curti è prodotta da Civita Tre Venezie con la partnership straordinaria di Jacob Cohën e il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Venezia, Assessorato alle attività culturali.

Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum, fondata al termine della seconda guerra mondiale da un gruppo di fotografi fra i quali Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt non solo ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sei decenni della storia del nostro mondo e della civiltà contemporanea, ma ha saputo cogliere in una serie di immagini in bianco e nero gli aspetti più tragici e quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo. Il linguaggio privilegiato con il quale ha compiuto questa difficile impresa è quello dell'istantanea, da cui risulta tutta l'ironia di un universo congelato in pose bizzarre, ma anche l'insospettabile perfezione formale che può scaturire dal caso. Scrive egli stesso: "Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l'aspetto delle cose, il tuo stato d'animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l'istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla".

Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorre l'infanzia in Italia e si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles. Travolto dalle vicissitudini della propria vicenda personale e animato da un'inesauribile vitalità, è il fotografo della commedia umana.

La riconosce e la mette in scena nelle situazioni più disparate, dall'inizio della sua carriera alla metà degli anni Quaranta fino ad oggi. E' diventata un'icona della fotografia mondiale l'immagine del 1949 in cui una statua della dea Diana al Metropolitan Museum of Art punta una freccia verso un ignaro visitatore voltato di spalle, mentre lo scatto più recente di questa selezione mostra il Presidente Obama e la moglie Michelle sullo sfondo di una selva di telefoni cellulari e fotocamere digitali tenuti alti verso di loro: la fotografia nel frattempo si è trasformata dal mezzo di comunicazione più potente nelle mani dell'uomo a quello più diffuso, costantemente e indiscriminatamente a disposizione di tutti.

Da Jacqueline Kennedy a Marilyn Monroe fino a Che Guevara e Richard Nixon, fotografato durante un concitato dialogo con Nikita Krusciov nel 1959, sono numerose le celebrità che compaiono nel percorso di questa mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo allo stesso tempo tagliente e pieno di empatia, dal quale scaturisce non soltanto l'ironia del vivere quotidiano, ma anche la sua complessità. Con lo stesso atteggiamento, d'altra parte, il fotografo concentra la sua attenzione su qualsiasi altro soggetto, senza alcuna differenza e portando all'estremo la qualità democratica che è tipica del suo mezzo. Il suo immaginario è infatti popolato in prevalenza da persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite, ma anche di animali, cani soprattutto, cui Erwitt dedica nel tempo una serie di veri e propri ritratti. Fra i più celebri c'è quello di un chihuahua vestito con tanto di cappotto e cappellino e messo di fianco alle zampe di un altro cane di grossa taglia e alle gambe della padrona tagliate dall'inquadratura. Passato il riso del primo impatto, rimane l'evidenza dei fatti: stanno tutti sullo stesso piano.

Parte integrante del percorso espositivo saranno inoltre gli scatti appartenenti a un progetto nato dall'incontro dell'artista con Nicola Bardelle, direttore creativo di Jacob Cohёn e da sempre grande appassionato alle opere di Elliott Erwitt. Il concept per l'immagine del brand si basa sulla rivisitazione di alcune fotografie scattate negli anni Ottanta e Novanta - il celebre "jumping dog" e l'immagine al Prado di Madrid - e dà vita a un effetto di grande suggestione, riproponendo una quotidianità fatta di humour, ironia e poesia.


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