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Arrivano ora due donne di vita alla Ca’ d’Oro.

La casa è sontuosa; voluta, arredata, abitata da un ricco capriccioso.

Ogni piacere e ogni licenza gli sono consentiti. Ha molto osato e ha consacrato il suo piacere nell’icona di una sofferenza che appare martirio ed è godimento:

il San Sebastiano trafitto da innumerevoli frecce accolte con una smorfia che sarebbe stato impossibile concepire a Von Gloeden nell’esibizione dei suoi modelli atteggiati a idoli pagani o a martiri cristiani. Teatro, messa in scena, in consonanza con il gusto di Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro e negli stessi anni. Ma altra cosa è l’arte sublime di Mantegna, trovare nella grande pittura ciò che Von Gloeden trovava nelle campagne intorno a Taormina, a Naxos, a Giarre, a Roccalumera, Mantegna aveva già sentito ed espresso tutto, anche i deliri omosessuali, il piacere che viene dal dolore, i turbamenti e le perversioni. Illeciti? Peccaminosi? eppure connaturati all’erotismo, nella libertà di ogni trasgressione.

Dunque ora entrano alla Ca’ d’Oro due prostitute? Due donne di mondo?

Vengono da scuole ed epoche lontane e alloggiano in una stessa casa, nel centro Italia. Ne ho avvertito la consonanza.

Due donne giovani, assorte nei loro pensieri, con il capo lievemente reclinato.

L’una è il prototipo della prostituta, la Maddalena, tiene in una mano un vaso con gli unguenti per carezzare il corpo di Cristo in un estremo rito di amore prima che di pietà; ma guarda il suo vaso come fosse un’urna con le ceneri dell’amato. In quel dialogo con ciò che resta di lui, nulla manca, e per questa concentrazione possiamo dire che la tavola dipinta non è tagliata e la misura della donna è perfettamente inquadrata nello spazio che il pittore ha immaginato con l’apertura verso un cielo illimitato «a strati densi e pur tenui, dal bigio al viola all’ocra leggero».

L’altra giovane donna, elegante, ben truccata, indossa una tunica leggera con due spalline e sopra uno scialle a larghi fiorami turchini su un fondo bianco; tiene le braccia consorte, e ci fissa con intenzione, con determinazione. È compiaciuta, soddisfatta, certa del suo fascino, pronta a dare per avere, senza ipocrisia. Ecco ora le due donne alla Ca’ d’Oro poco lontano dal dolente e gaudente Sebastiano che, nell’estremo supplizio, ci ricorda che «nihil nisi divinum æternum; coetera fumus». Non ne sembrano convinte le due giovani che hanno iniziato a occupare il loro spazio nella bella casa. La Maddalena ritorna a Venezia dopo cinquantasei anni. Era stata esposta, con il nome del maestro nella mostra Giorgione e i giorgioneschi in Palazzo Ducale, nel 1955. Un coro di uomini virtuosi aveva accolto il suo ingresso nel sontuoso Palazzo e nella storia dell’arte.


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