Un incontro multimediale

Trieste, 13 aprile 2018. Dopo le celebrazioni dei 150 anni dalla morte di Massimiliano d’Asburgo, Miramare propone un percorso immersivo e “multimediale”, allestito negli spazi delle Scuderie del Castello, per dar vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, fucilato il 19 giugno 1867, ed Édouard Manet, il grande pittore francese che, indignato dalla vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità dell’imperialismo francese. 

Il sorprendente itinerario - promosso dal Museo storico e il Parco del Castello di Miramare e prodotto da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International - trasporterà migliaia di visitatori all’interno di questa storia, dentro i luoghi che l’hanno scandita, da Miramare al Messico a Parigi, grazie a una dimensione immersiva di suoni, proiezioni e ambienti ricreati. Sarà inoltre valorizzato anche il contesto di Miramare richiamato attraverso testimonianze quali lettere, libri, documenti e dipinti. Ad accompagnarci in questo flashback virtuale sarà la narrazione teatrale ideata dallo sceneggiatore Alessandro Sisti e recitata da Lorenzo Acquaviva, che nei panni di Massimiliano farà rivivere le emozioni e le contraddizioni di questa trama, raccontando in prima persona le preoccupazioni dell’imperatore, il suo amore per Carlotta e per Trieste, il suo impegno per il Messico e i suoi tentativi di un governo illuminato. 

La “multimedialità” sarà al centro di questa rievocazione, instaurandosi su più livelli di lettura, non solo per l’evidente relazione tra il racconto digitale e l’ambiente di Miramare in cui questo viaggio viene “rivissuto”, ma anche per la pluralità di piani cui rimanda. Dai giornali, attraverso cui Manet viene a conoscenza della tragica fine di Massimiliano, alla pittura come mezzo di denuncia capace di aprire un acceso dibattito sulla censura – che fu animato peraltro dallo scrittore Émile Zola e coinvolse figure come Giosuè Carducci e Franz Listz -, dalla narrazione scenografica e potente ai video finali di due artisti messicani che ci riporteranno all’oggi. In questo tessuto di connessioni emergerà anche la doppia valenza dell’arte, che se da un lato indossa le vesti ufficiali della cronaca, come mostrano i dipinti del tempo esposti nelle Scuderie e nel Castello, dall’altro esprime la sua capacità di smascheramento della rappresentazione della realtà. 

Massimiliano, divenuto imperatore del Messico su invito dell’invasore francese Napoleone III, viene fucilato dalle truppe ribelli a Querétaro insieme ai due generali Miramòn e Mejía. Di fronte a rivolte divenute ormai scontro armato, il sovrano francese lo aveva abbandonato. L’eco della notizia giunse immediata in Europa e a Parigi. La morte di Massimiliano fu uno scandalo per le implicazioni politiche e culturali che portava con sé: sotto la patina rifulgente della Belle Époque, metteva in moto i fermenti che avrebbero condotto alla Prima Guerra Mondiale. Manet ne fu così ossessionato che realizzò tra il 1867 e il 1868 ben tre versioni di grande formato, come si confaceva ai dipinti di storia,  uno schizzo ad olio e una lastra litografica. La forza polemica e la verve politica dell’opera ne impedirono l’esposizione al Salon di Parigi, dove era stata annunciata, e nessuna delle versioni dell’Esecuzione di Massimiliano fu mai esposta al pubblico finché Manet fu in vita. 

Dalla partenza per il Messico, con cui si apre la mostra, allo scoppio inarrestabile della guerra civile guidata da Benito Juàrez, saremo condotti fino a Parigi, dentro lo studio di Manet. Ascolteremo i pensieri dell’artista e i commenti dei giornali del tempo, vedremo gli scatti dell’unico fotografo autorizzato a immortalare il cadavere di Massimilano sul luogo della fucilazione, Francois Aubert; davanti ai nostri occhi scorreranno le immagini dei quadri - conservati ora in vari musei d’Europa e d’America (Boston, Londra, Copenhagen, Mannheim) - di cui scopriremo dettagli e particolari inediti. Grazie a una serie di effetti speciali seguiremo l’evoluzione del lavoro. Nella prima versione del dipinto, realizzata di getto a poche settimane dal truce episodio, Manet manifesta la partecipazione emotiva agli eventi, ma risente delle ancora scarse notizie e della mancanza di immagini circolanti in Europa. Nelle versioni successive l’artista cerca di arricchire i particolari in base alle informazioni ormai diffuse. Aggiunge così il muro di fondo, alcuni spettatori, cambia la posizione dei generali di Massimiliano e soprattutto inserisce un’invenzione che esprime una precisa presa di posizione: veste i soldati del plotone d’esecuzione non più con i panni borghesi, bensì con le uniformi dell’esercito francese, definendo il messaggio e il senso dell’opera. La versione finale del 1868 sarà la più grande, quella dal tratto più definito, in cui l’esempio della pittura spagnola e di Goya appare esplicito. Ora la cronaca si decanta e acquisisce un significato universale: dalla crudezza del primo impatto si è giunti all’equilibrio simbolico del dipinto finale e Massimiliano, fra i due generali, finisce per assomigliare a Cristo fra i due ladroni, sacrificato sull’altare dell’imperialismo francese. 

Da Parigi torniamo così a Trieste, lì dove il viaggio aveva preso avvio. Il mare e le onde nell’ultima sala ci circondano. Il 15 gennaio 1868 la fregata Novara, la stessa con la quale la coppia reale era partita piena di speranze, riconduce il feretro del sovrano nell’unica città in cui Massimiliano si era sentito veramente a casa. Trieste, proclamato il lutto cittadino, veglia il corteo funebre, che attraversa le strade della città. In lontananza la sagoma del Castello di Miramare. 

Dopo l’esperienza immersiva ideata e realizzata da Senso Immersive (studio creativo, spin-off di DrawLight), ecco le lettere di Massimiliano, i libri della sua biblioteca riferiti al Messico e all’America, altri documenti storici - dai proclami alle stampe sulla sua fucilazione - e poi alcuni dipinti conservati nei depositi e in altri ambienti del Castello, che descrivono la partenza per il nuovo regno e il rientro della salma. Al centro di quest’ultima sezione è esposto l’imponente Ritratto di Massimiliano Imperatore, a rievocare il simbolo delle antiche glorie. Memorie iconiche che preparano a scoprire l’immaginario messicano e la sua rivisitazione artistica in chiave contemporanea. A chiudere il percorso sono, infatti, i video di due giovani artisti Calixto Ramírez e Enrique Méndez de Hoyos,  che si confrontano con una vicenda cruciale della storia del loro Paese e offrono uno sguardo che restituisce alla (nostra) prospettiva europea la lente d’ingrandimento messicana, intrecciando ancora una volta in un’unica trama presente e passato, storia e arte. 

Con questa operazione culturale Miramare intende riscoprire e comunicare la sua stessa identità, permettendo di rivivere questo luogo magico con una maggiore consapevolezza o semplicemente con uno sguardo “nuovo”, grazie a una messa in scena che racconta anche la fine di un’intera epoca e l’inizio del Novecento.  
 


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